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martedì 6 marzo 2012

Long live David Jon Gilmour



Ho dedicato la scorsa domenica pomeriggio ai soliti vinilici ascolti, favoriti da un pranzo a base di carne e Nero d’Avola molto carico e con un persistente retrogusto di tabacco e cacao.
La mia solita smania di saltellare qua e là da un Lp all’altro ha trovato stranamente un rapido conforto in un album che non avevo il piacere di sentir danzare sul piatto da un bel po’ : “Wish you were here” (1975) dei Pink Floyd.
Ahhh, quanti pigri sabato pomeriggio di primavera ho passato ad ascoltare questo disco, mentre fantasticavo sulle foto della copertina; non mi ha mai convinto del tutto, mi ha suscitato reazioni sempre diverse, a volte diametralmente opposte, ma alcuni suoi passaggi riescono a toccare delle corde che nessun altro disco tocca.
Un mio amico ha definito in modo alquanto sarcastico il successo dei Pink Floyd come frutto del “più redditizio senso di colpa della storia della musica”, tutto sommato, pur essendo una presa di parte molto netta ha una base di verità. Anche questo disco, infatti, ruota intorno alla figura del “diamante pazzo” che lanciò il gruppo dall’underground londinese verso il successo mondiale.
Comunque non era questo l’oggetto del post, quindi torniamo a bomba. L’ascolto della liquida stratocaster di “Shine on you crazy diamond”, che si destreggia su una scala blues di Sol minore sopra un maestoso tappeto d’organo mi ha fatto ricordare che oggi è il compleanno di uno dei miei Guitar Heroes per eccellenza: David Gilmour.
Pur non essendo un mostro di tecnica, non avendo una velocità esagerata e gironzolando  sempre ancorato saldamente alla pentatonica, l’espressività e il gusto nella scelta della direzione da dare ai suoi soli hanno reso immortali molti pezzi dei Pink Floyd. La sua plettrata decisa, il suo tocco morbido ed i suoi bending estremi hanno creato uno stile caldo, evocativo e difficilmente riproducibile, capace di riuscire a non rendere mai banale e scontato il fraseggio più semplice. Quando mi è capitato di ascoltare i suoi soli eseguiti da altri chitarristi non ne ho trovato nessuno in grado di raggiungere lo stesso livello di espressività, pur parlando di gente del calibro di Snowy Withe, Andy Fairweather-Low o Doyle Bramhall II, che hanno suonato in vari tour con Roger Waters. La  sua musica è un magnifico veicolo di emozioni.

Con la speranza di avere l’occasione di vederlo di nuovo porgo i miei migliori auguri per i suoi 66 anni al buon vecchio David