Alcune canzoni sfidano il tempo e saltellano qua e là cambiando la forma ma non la sostanza.
Chissà se un tale di nome Jimmy Cox quando, quasi 90 anni fa, scrisse “ Nobody knows when you’re down and out” avesse minimamente idea della gloria che il destino aveva in serbo per la sua creatura. Ne dubito. Oltre al successo che ebbe verso la fine degli anni ’20, soprattutto grazie alla famosa versione di Bessie Smith, negli anni ’60 venne ripescata in chiave soul da Sam Cooke e da Otis Redding, poi ripresa nella sua originaria veste blues da Janis Joplin e dalla Allman Brothers Band , fino ad arrivare al potente rock blues di Derek and The Dominos.
La lista delle incisioni è in continuo aggiornamento e dagli anni ’80 altri artisti eccellenti come Billy Joel, Rod Stewart, B.B. King, Don McLean hanno contribuito a rendere questo pezzo immortale. La nota dolente arriva alla fine, quando come ultimo performer si legge il nome di Carla Bruni (Sic!).. ecco se c’è lei chiedo a gran voce di essere inserito anche io!
D’altra parte c’è poco da fare, mi diverto così e se dalle sconclusionate jams con il buon vecchio Frank non esce niente di buono devo suonarmela e cantarmela da solo, con scarsi risultati, ma enorme divertimento.
Nobody knows when you're down and out by aftermidnight78
pensavo è bello che dove finiscono le mia dita debba in qualche modo incominciare una chitarra
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venerdì 27 gennaio 2012
giovedì 5 gennaio 2012
Key to the highway
Cosa succede quando due chitarristi si incontrano? ... mmm se si tratta di me e del mio amico Frank si farà di sicuro bisboccia e si finirà per strimpellare il motivetto di "lo chimavano Trinità" (fischio incluso), quello di “il buono, il brutto, il cattivo” oppure "funiculì funiculà".... ma se questi due chitarristi si chiamano Eric Clapton e Duane Allman (accompagnati da un bassista e un batterista di grande spessore) il discorso cambia, ne può venir fuori un disco estremamente interessante! "Layla and other assorted love songs" (1970) questa è la fatica del gruppo chiamato "Derek and the Dominos", nome anonimo che non fa pensare al sodalizio dei due come ad un'operazione commerciale( uno di quei casi in cui si può parlare di affinità elettive…). Ultimamente sto consumando questo cd nel lettore della mia auto, le lunghe cavalcate delle due chitarre sembrano perfette per i viaggi di una certa durata. Scorre in modo molto piacevole ed alterna poderosi blues a languide ballate, passando per un omaggio a Hendrix: una "Little wing" riarrangiata che a mio dire tutto sommato non sfigura, e un paio di pezzi in cui affiora l'animo confuso di Clapton, che non riesce a frenare la sua passione per la moglie del suo migliore amico ( Patty Boyd, moglie di George Harrison)... L’apice viene raggiunto con "Key to the Highway", classico blues di Big Bill Bronzy, che è da ascoltare in repeat… gli assoli della slide di Allman e quelli della strato di Clapton si rincorrono lungo dieci infuocati minuti supportati da una ritmica incalzante e trascinante. Se solo penso che si tratta di una jam improvvisata.. ebbene, la sessione di registrazione era terminata e i tecnici stavano tornando a casa, quando Clapton e Allman sentirono che nello studio vicino un tale stava incidendo una cover di “Key to the higway” così presero spunto e iniziarono a strimpellare (no, strimpellare non è il termine corretto, io strimpello, loro suonavano!). Il loro produttore, Tom Dowd, avendo intuito che la jam poteva essere molto interessante, corse fuori a richiamare i tecnici, ordinando loro di ritornare ai loro posti e registrare quei due fenomeni che si rimpallavano la parte ritmica e quella solista con una naturalezza sbalorditiva! (forse se avessi avuto anche io un compagno di suonate avrei imparato davvero a suonare la chitarra, ho dovuto invece accontentarmi delle mie inconstanti strimpellate solitarie)
Purtroppo Derek and the Dominos hanno vita breve, un album e un tour.. il 1971 vedrà Allman morire in un incidente motociclistico e Clapton autodistruggersi con l’eroina.. sparirà per un paio di anni dalla circolazione, tornando ad esibirsi solo nel 1973, nel famoso concerto al Rainbow Theatre, organizzato per lui da Pete Townshend.
Purtroppo Derek and the Dominos hanno vita breve, un album e un tour.. il 1971 vedrà Allman morire in un incidente motociclistico e Clapton autodistruggersi con l’eroina.. sparirà per un paio di anni dalla circolazione, tornando ad esibirsi solo nel 1973, nel famoso concerto al Rainbow Theatre, organizzato per lui da Pete Townshend.
martedì 20 dicembre 2011
Notturne evasioni
Mi ero disabituato alle notti insonni. Non ho più la pazienza di aspettare Morfeo per ore intere, rigirandomi tra le lenzuola, ormai preferisco alzarmi e dedicarmi ad altro. Dopo un fine settimana come quello appena passato credevo che stanotte avrei dormito sereno come un bambino, ma così non è stato. Pensavo che una domenica passata a lavoricchiare e un sabato di svago totale culminato con l’incontro con un amico che non vedevo da tempo avrebbero allontanato alcuni fantasmi che mi tormentano in questi giorni.
Purtroppo i fantasmi sono tornati a farsi sentire e non ho potuto fare altro che scacciarli nell’unico modo che funziona: prendendo la chitarra acustica e suonando nel cuore della notte, al buio. Così ho passato due ore tra alcuni grandi classici blues di Bo Diddley, Muddy Waters, Big Bill Bronzy, Johnson, Jesse Fuller.. tutti quanti nella versione di Clapton nell’album Unplugged, disco che ultimamente sto rivalutando probabilmente per il fatto di avere un certo ritorno di fiamma per la chitarra acustica. Tra stecche, versi sbagliati o inventati, accordature aperte improbabili e sforzi di memoria per ricordare i fraseggi gli occhi si sono fatti gonfi e pesanti e ho potuto riposare un po’.
Ho la pessima abitudine di affrontare le questioni che mi spaventano e mi agitano solo quando sono messo alle strette, altrimenti le posticipo all’infinito. Ogni volta che utilizzo questa “tecnica” sembro ritrovare tranquillità per un po’, ma la consapevolezza che c’è un problema irrisolto da affrontare scava e scava fino a riaffiorare in superficie sotto forma di manifestazioni psicosomatiche… insonnia, colite, gastrite sono il bagaglio che la mia mediocrità mi fa portare a spasso.
Purtroppo i fantasmi sono tornati a farsi sentire e non ho potuto fare altro che scacciarli nell’unico modo che funziona: prendendo la chitarra acustica e suonando nel cuore della notte, al buio. Così ho passato due ore tra alcuni grandi classici blues di Bo Diddley, Muddy Waters, Big Bill Bronzy, Johnson, Jesse Fuller.. tutti quanti nella versione di Clapton nell’album Unplugged, disco che ultimamente sto rivalutando probabilmente per il fatto di avere un certo ritorno di fiamma per la chitarra acustica. Tra stecche, versi sbagliati o inventati, accordature aperte improbabili e sforzi di memoria per ricordare i fraseggi gli occhi si sono fatti gonfi e pesanti e ho potuto riposare un po’.
Ho la pessima abitudine di affrontare le questioni che mi spaventano e mi agitano solo quando sono messo alle strette, altrimenti le posticipo all’infinito. Ogni volta che utilizzo questa “tecnica” sembro ritrovare tranquillità per un po’, ma la consapevolezza che c’è un problema irrisolto da affrontare scava e scava fino a riaffiorare in superficie sotto forma di manifestazioni psicosomatiche… insonnia, colite, gastrite sono il bagaglio che la mia mediocrità mi fa portare a spasso.
mercoledì 23 novembre 2011
King of the blues
Non potrebbe essere una copertina di un disco intitolato “ King of delta blues: the complete recordings”? Ovviamente ci si riferisce al delta del fiume Chienti e non a quello del Mississippi e magari potrebbe aprirsi con un “must”:
I went to the crossroad, fell down on my knees
I went to the crossroad, fell down on my knees
Asked the lord above "Have mercy, save poor Bob, if you please"
Mmmmm, standin' at the crossroad, i tried to flag a ride
Standin' at the crossroad, i tried to flag a ride
Didn't nobody semm to know me, everybody pass me by
Mmmm, the sun goin' down, boy, dark gon' catch me here
Oooo, eeee, boy, dark gon' catch me here
I haven't got no lovin' sweet woman that love and feel my care
You can run, you can run, tell my friend-boy Willie Brown
You can run, tell my friend-boy Willie Brown
Lord i'm standin' at the crossroad, babe, i believe i'm sinkin' down
Crossroad blues, uno dei pezzi più conosciuti di Robert Johnson, forse quello che più di tutti alimenta le varie leggende sul suo conto.
Si dice, infatti, che il suo impareggiabile stile chitarristico, per di più elaborato nel giro di brevissimo tempo, sia frutto di un patto con il diavolo. Spinto da una voce interiore si incontrò ad un incrocio, allo scoccare della mezzanotte, con un uomo vestito di nero e con il volto coperto, il quale in cambio del sacrificio della sua anima, gli conferì la sua geniale abilità con la chitarra, lasciandolo esausto a terra.
Oltre a questo pezzo ci sono molti altri riferimenti al demonio nelle poche canzoni registrate da Johnson, canzoni che riflettono il suo stile di vita di viaggiatore, donnaiolo, uomo di strada immerso nell'eccesso. Intorno alla sua morte c'è poca chiarrezza, forse intossicato dall'alcool, oppure ucciso da un uomo convinto che lui stesse corteggiando sua moglie. Morto a 27 anni ha lasciato meno di 40 pezzi registati, ma un'eredità musicale enorme; Rolling Stones, Eric Clapton, Led Zeppelin e tanti altri devono molto a Johnson.
Sempre a proposito di oscure leggende sui padri del blues che dire di Huddie Ledbetter, in arte Leadbelly?
Nel 1916 o 17 venne condannato a 30 anni di reclusione per omicidio, ma dopo soli 7 anni uscì dopo che il governatore locale gli concesse la grazia in seguito ad una domanda esposta sotto forma di canzone... la cosa incredibile è che anni più tardi, nel 1934, il trucco gli riuscì di nuovo! Finito di nuovo in carcere, questa volta per tentato omicidio, face recapitare al governatore un disco sul quale da un lato erano incise le sue ballate, e sull'altro la sua domanda di grazia! Forse qualcuno l'ha sentito nominare perchè "Where did you sleep last night", il pezzo reso famoso da Kurt Kobain in Unplugged in New York del '94, l'aveva scritto lui una cinquantina di anni prima.
E che dire di Charley Patton? Incarnazione vivente della filosofia blues, fumatore, bevitore, viaggiatore, donnaiolo (8 mogli), superstizioso, irascibile, incarcerato almeno una volta, morto giovane! un prerfetto archetipo di bluesman maledetto! Amava dare spettacolo durante i concerti, suonando la chitarra appoggiato sopra le ginocchia o dietro la schiena, già nel 1930 a dispetto di tutti gli idioti che le fanno adesso. Lui e Blind Lemon Jefferson (il secondo in maggior misura) possono essere consideratii padri spirituali dei grandi bluesmen del Delta.
Ecco… la mia vita ha ben poco a che spartire con quella di tali personaggi, ma non posso negare che a volte mi sento oppresso dalla quotidianità, mi sento in catene, completamente calato in un solco già segnato, senza la minima forza e possibilità di cambiare direzione . In questi momenti l’ascolto del blues, che è nato per trasmettere sensazioni simili a queste, e che ha su di me una sorta di effetto catartico. Questa musica infatti non ha il solo scopo di esprimere le proprie angosce, ma , portandoti nei posti più bui del tuo animo e facendoti condividere i tuoi fantasmi con gli altri, riesce a darti una speranza per risollevarti ed andare avanti.
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