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martedì 6 dicembre 2011

Polvere sei e polvere respirerai

Ho bisogno di staccare dagli aspetti del lavoro che mi opprimono, sento la necessità di dedicarmi alla mia vera passione, è una delle poche cose che mi fa sentire in pace con me stesso. Niente mi rilassa come una giornata passata a lavorare il legno, da solo, lontano da tutti, solamente io, gli attrezzi e qualche pezzo di mogano o di acero. Un lavoro vecchio quanto l’uomo, ma sempre utile e necessario.
Non ho mai indagato fino in fondo dentro me stesso per capire se questa passione sia frutto solamente del fatto che essendo figlio, nipote e pronipote di falegnami  ho respirato da sempre polvere di legno e non ho sentito parlare di molto altro in famiglia, oppure se sia stata semplicemente la strada più semplice da percorrere. Sta di fatto che una volta terminato il liceo ho sentito l’irrefrenabile richiamo di questo mestiere e nonostante mi sia stato sconsigliato da tutti ogni tanto sono ancora qui a tagliare, incollare, raspare, scolpire, carteggiare e verniciare. Purtroppo per necessità “superiori” devo dedicare la maggior parte del tempo ad attività non manuali, ma forse proprio per questo le poche occasioni in cui posso dedicarmi alla falegnameria e alle sue svariate applicazioni (la liuteria, nella foto) costituiscono un rifugio protetto dalla frenesia del mondo esterno. 

venerdì 2 dicembre 2011

Quattro salti nel passato...

Deve essere stata un’emozione non indifferente per mi padre trovarsi a sostituire il portoncino d’ingresso dell’appartamento recentemente acquistato da mia sorella (che tra l’altro ha fatto un affarone, pagando relativamente poco un appartamento enorme a corso Cavour a Macerata) e rendersi conto che quello vecchio era stato realizzato da suo padre 57 anni or sono. Già! La palazzina risale al 1954-1955, quando, durante la ricostruzione post-bellica mio nonno ha gettato le basi per l’attività che di lì a poco avrebbe coinvolto mio padre e molto più tardi me.
Il vecchio portoncino è stato  piazzato sul banco da lavoro e aperto come se fosse l’oggetto di una autopsia, di nascosto ho visto la ricerca di dettagli, particolari che rivelassero qualche abitudine costruttiva persa nelle pieghe della memoria,  ho sentito critiche riguardo tecniche  poco ortodosse che hanno portato nel tempo il legno a piegarsi (questo mi ha rincuorato un po’, ho constatato che le sue critiche in ambito lavorativo sono rivolte un po’ a tutti, non solo a me), era come se quelle due ante fossero il libro dei ricordi nel quale mio padre ha potuto rivivere per un po’ gli anni della sua adolescenza, quando ha iniziato ad intraprendere quel mestiere che non ha più abbandonato per il resto della sua vita.
Ogni oggetto ha qualcosa da raccontare, ma in questo caso un intero mondo si è spalancato oltre le due ante, sono contento per mio padre che ha potuto rivivere per un po’ in quel mondo e ha potuto pensare che un giorno, quando io o mia sorella metteremo mano, per un motivo o l’altro , a uno dei tanti mobili che ha voluto farci per i nostri appartamenti potremmo avere lo stesso dolce pensiero che ha avuto lui per suo padre.
L’unico dispiacere è per le porte dell’appartamento, anch’esse realizzate da mio nonno, che sicuramente saranno finite in qualche mercatino dell’usato o da qualche restauratore… per carità, non sono particolarmente attratto dallo stile anni ’50, ma mi avrebbe fatto piacere riutilizzarle in qualche modo.