lunedì 14 novembre 2011

Can't find my way home

Can't find my way home by aftermidnight78

Il bello della musica e dell’arte in generale è che un’opera o una canzone una volta pubblicate smettono di essere proprietà esclusiva dell’artista e diventano proprietà condivisa tra tutti gli ascoltatori. Alcune canzoni hanno segnato così tanto periodi della mia vita che ormai fanno parte del mio bagaglio di ricordi, sono legate a doppio nodo a certi percorsi e a certe persone.
Ci sono poi canzoni che si presentano più volte lungo il nostro cammino, in maniera ciclica, magari con senso e significato cambiati; una di queste è “Can’t find my way home” inclusa nell’album “Blind Faith” dell’omonimo supergruppo formato nel 1969 dai due ex Cream Clapton e Baker, dall’ex Traffic Steve Winwood (*) e dall’ex bassista dei Family Rich Grech. Furono la penna e la chitarra di Steve Winwood  a partorire questa breve ballata acustica che tanto mi assilla ultimamente.
Il primo incontro con questa canzone lo ebbi nel 2005, quando, in preda ad una vera e propria bulimia musicale, inizia ad ascoltare ogni cosa prodotta tra il 1965 e il 1975. (Già, sono tremendamente affetto ad pregiudizi, è un mio limite molto evidente, ma il decennio racchiuso tra “Rubber Soul” dei Beatles e “Wish you werer here” dei Pink Floyd non credo che potrà mai avere eguali)
Bene; ricordo che comprai questo disco perché ero rimasto impressionato in maniera molto positiva dai Traffic e dai Family, e conoscendo bene il Clapton dei Cream ero sicuro che il loro sodalizio non mi avrebbe deluso. Infatti non fui deluso, ma neanche estremamente entusiasta, e anche adesso credo che il loro lavoro fu buono, ma mancante della necessaria coesione, con Clapton sotto tono e Winwood nel ruolo di leader. Un disco con pochi acuti, con spunti interessanti poco approfonditi ( le esplorazioni dal sapore vagamente jazz di “Do what you like” avrebbero meritato migliori sviluppi), che si tiene in piedi più che altro per le capacità tecniche degli interpreti.
Il pezzo in questione, comunque, è entrato a far parte di quel ristretto gruppo di canzoni che non solo segnano un periodo della mia vita, ma si ripresentano qualche tempo dopo sotto nuova veste.


 
Come down off your throne and leave your body alone.
Somebody must change.
You are the reason I've been waiting so long.
Somebody holds the key.

But I'm near the end and I just ain't got the time
And I'm wasted and I can't find my way home.

Come down on your own and leave your money at home
Somebody must change.
You are the reason I've been waiting all these years.
Somebody holds the key.


But I can't find my way home.
But I can't find my way home.
But I can't find my way home.
But I can't find my way home.




Durante quell’anno (2005) questi versi accompagnarono l'incontro lungo il mio percorso con una persona molto importante, che mi diede la forza di cambiare alcuni aspetti della mia vita, compresi alcuni lati del mio carattere. In lei ho trovato la “strada di casa”, era lei ad “avere le chiavi” ed ero io a “dover scendere dal trono” e a “dover cambiare”.
Anni dopo, ad inizio 2011, questa canzone ha gli stessi protagonisti, ma a parti invertite, la dolcezza di 6 anni prima lasci spazio alla delusione mista al rancore e le chiavi non servono più per entrare a casa, ma per uscirne.
Ieri sera, attanagliato dalla malinconia, ho voluto affrontare e superare il disagio che ora mi trasmette questo pezzo, ormai simbolo di illusioni e frustrazione delle stesse, e l’ho suonata e cantata. Ahimè, anzi, ahivoi, non sono affatto dotato dal punto di vista chitarristico, men che meno dal punto di vista canoro, ma ho troppe chitarre per casa per lasciarle a prendere polvere, e ho anche un microfono e un registratore digitale ( di scarsa qualità); quindi ho pensato bene di registrare il risultato di una piccola jam con me stesso alla chitarra ritmica, solista, basso e voce, la qualità non c’è, ma mi diverto così.


(*) Il buon Steve Winwood merita due righe tutte per lui per sottolineare il suo talento. Il suo inizio di carriera è folgorante, a 18 anni, con lo Spencer Davis Group, firma una hit di enorme successo: “Gimme some lovin’ “, (una delle poche canzoni che riesce a far muovere i miei piedi altrimenti saldamente inchiodati al terreno) e altri pezzi pregevoli, successivamente forma i Traffic, band eclettica, formata da elementi estremamente preparati. Lo stesso Winwood suona con disinvoltura chitarra, pianoforte e organo, cimentandosi anche al basso e alle percussioni, e facendo della sua voce versatile e potente un marchio di fabbrica del gruppo.  “Mr. Fantasy “ e “John Barleycorn must die” sono da segnalare tra i lavori dei Traffic. I citati Bllind Faith furono una parentesi chiusa la quale il Nostro tornò ai Traffic. Questo periodo è costellato da varie collaborazioni, tra le quali non si può omettere quella con Jimi Hendrix durante le registrazioni di “Electric Ladyland”, suo infatti è l’organo nella granitica “Voodoo Chile.

p.s.: Non ho la voce di Winwood e forse avrei fatto meglio a cantarla senza cercare di imitarlo... provvederò quanto prima a registrare una nuova parte vocale

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